La lotta del popolo dei Sami per la difesa della propria terra

La lotta del popolo dei Sami per la difesa della propria terra
Henrik Blind il portavoce Foto: Carl-Johan UtsiHenrik Blind il portavoce
Foto: Carl-Johan Utsi

La tutela dell’ ambiente non dovrebbe avere confini.   Non possiamo più  permetterci di dire , questo non è un problema nostro – magari non lo sarà nell’ immediato – ma certamente farà la sua differenza per le generazioni che verranno.  Quale eredità vogliamo loro  lasciare? Assuefatti dalle  notizie sui  danni all’ ambiente che si avvicendano ogni giorno, molti sono portati a credere che  ci sia ben poco da fare. Gli interessi crescenti dei  colossi industriali  verso le  risorse energetiche  tradizionali ( petrolio, fraching etc ) ci portano spesso ad atteggiamenti di rassegnazione.  E’ pur vero che noi stessi dipendiamo dal petrolio, illuminiamo le nostre case , abbiamo bisogno costante dell’ automobile , di usare il  computer  e i  cellulari ma occorre trovare delle soluzioni che non semino  devastazione e morte a discapito di altri. Utopia?

Un esempio   ci viene dalle popolazioni del Grande Nord , in particolare da una  a  piccola comunità dell’ etnia Sami  di Jokkmokk nella Svezia del Nord .  Gente come noi – madri – padri – figli – giovani e vecchi    che si trovano ad non avere nessuna voce in capitolo sulla terra abitata dai loro avi  .  Da qualche settimana  è online un sito che nasce  – dicono loro – dalla rabbia . Nasce dall’ esigenza di rispondere in maniera forte  ad una multinazionale inglese  che durante una Conferenza a Stoccolma,  lo scorso ottobre ha presentato i nuovi progetti di estrazione mineraria nell’ area di Jokkmokk. Relatore della Conferenza – lo Chairman of  “Beowulf mining Pcl ” Clive Sinclair Pulton il quale , alla domanda a lui rivolta  ” ma la gente del luogo cosa ne pensa di questo progetto ? – aveva risposto  , mostrando una slide di laghi e foreste – << Ma di quali locali state parlando?>> << WHAT LOCAL PEOPLE?>>

INVECE I  LOCALI CI SONO ECCOME  – e sono tutti lì –  a mostrare la loro faccia ad una ad uno  – accostate in un sito che sicuramente  avrà la meritata attenzione e  farà parlare di sè.

Ci sono anch’ io, perchè  è  importante mettere la faccia, dare un identità alle idee che sosteniamo.  Ecco il video :

Jokkmokk al 66° parallelo -Circolo Polare Artico –  Contea svedese di Norrbotten. Il cuore della Lapponia, il paese diventato un  patrimonio dell’ Unesco nel 1996 . Il territorio ha una superficie di 19474 chilometri  quadrati caratterizzati da Parchi e Riserve naturali.

Il nome del luogo – Sami –  significa “curva del fiume” perché sorge su un’ansa del fiume . I centri turistici più famosi sono Umeå  ,Gallivare,  Kiruna.

Ma cosa mai andranno a cercare in queste oasi naturali rimaste intatte da secoli ?

Utsikt från berget Átjek vid Parkijaur.

Ferro – Rame – Nickel – Uranio , Torio. Un commercio che vale più di quello dei  diamanti.  L’ Uranio è il combustibile  che alimenta le centrali nucleari ed elemento fondamentale per  la fabbricazione delle armi nucleari. E’ altamente radiottivo ed inquinante – le sue scorie – se non trattate –  rimangono nell’ ambiente ben ventiquattromila anni. E cosa dire del Torio altro elemento radiattivo ?  Già l’ area di Jokkmokk è sofferente : hannno già scavato , trivellato ed aperto nuovi cantieri, distruggendo strade, abbattendo boschi – chilometri e chilometri di terre mangiate  dagli escavatori, dalle ruspe, per estrarre il rame.E adesso, i nuovi progetti in corso. poichè le  indagini sul territorio hanno rilevato una presenza massiccia di minerali .

La Municipalità di Jokkmokk –  e la multinazionale inglese parlano di  sviluppo sostanziale  dell’ area in termini di lavoro.  Ma questa violazione del territorio rimasto intatto da secoli per ottenere risultati  – a breve termine –  e con conseguente inquinamento , disboscamento,  delle aree individuate, non convince i locali.  La popolazione ,  in prevalenza di etnia Sami vive da generazioni su quei territori allevando le renne , pescando dalle  sue limpide acque  Cosa accadrebbe a tutto un micro sistema di piante acquatiche, alla fauna ittica ,  alle foreste ancora incontaminate?

Le popolazioni locali di Jokkmokk non si illudono nemmeno sul lavoro. La società  che si occupa dei progetti (Jokkmokk Iron Mines AB – ) probabilmente subappalterà i lavori e l’ esigenza di avere manodopera specializzata spingerà la multinazionale  a portarsi le proprie squadre di lavoro, le proprie professionalità e competenze.    Insomma, un uragano che passerà e distruggerà quello che trova  senza contare che nei progetti presentati a Stoccolma è stata individuata anche un area – una sorta di grande cantiere dove verranno “processati” alcuni materiali estrattivi . Ed una volta finito questo cosa resterà dei territori ? delle popolazioni locali, del turismo?

Proprio in un articolo apparso in questi giorni su un giornale locale  ( leggi l’ articolo) – si parla di “Interesse nazionale ” o ” Ragione di Stato – come lo definiremmo noi italiani.

Se andiamo su Wikipedia , il termine “Interesse Nazionale” ha il seguente significato :  La ragion di Stato (detta anche interesse nazionale) è l’insieme degli obiettivi e delle ambizioni di un paese in campo economico, militare o culturale. Ecco, ciò che la Municipalità di Jokkmokk ha scelto.  Lo scorso ottobre hanno decretato che  “Interesse Nazionale ”  non sono più le popolazioni dei Sami , le foreste, gli alberi, i laghi immensi , le renne -bensì  “le miniere di estrazione di minerali” adducendo al fatto che questa modernizzazione aiuterà il paese e le comunità a crescere . Fortunatamente l’ ultima parola aspetta al governo svedese che già dal 1986 “vigila e colpisce “chi non ha a cuore “l’ Interesse Nazionale” monitorando le varie municipalità. Sicché la domanda ora è: «Quale ” ragione di Stato prevarrà?».

Quello che appare dalle foto pubblicate nel loro sito – What local people.se – la dice lunga sugli  effetti a lungo termine. Quello che i locali prospettano per il futuro,  è solo un luogo desolato, senza più alberi,  con le falde acquifere inquinate. Una sorta di tornado che lascerà dietro di sé una terra dolorosamente selvaggiamente violentata.

Quello che mi  ha appassionata di questa storia coraggiosa è il  vedere i volti di tanti giovani e ragazzi locali. E’ nata persino una band – che sfida apertamente  le multinazionali . La musica come veicolo tra giovani di  solidarietà di idee è la dimostrazione che le nuove generazioni non sono apatiche ma al contrario,  consapevoli del loro tempo,  vogliono preservarlo e migliorarlo. La tecnologia  ha generato benessere , come negarlo. . Le stesse popolazioni Sami, grazie a nuovi sistemi satellitari GPS, radio collari, elicotteri, motoslitte riescono a seguire le renne nei loro spostamenti e con facilità. Ma è anche vero che – le terre ove si trovano a  vivere da millenni  saranno destinate a scomparire. Poi, si potrà pure affermare – come ha fatto recentemente un politico svedese – che i Sami dovrebbero smetterla di allevare renne e che potrebbero starsene  anche senza. Supposto sia vero – questo tipo di classe politica dimentica che non si tratta solo di interessi particolari, legati a qualche gruppo locale di pastori Sami – ma al contrario di un interesse che va oltre i confini nazionali.  Le future generazioni hanno il diritto  e qui  anche gli stessi loro figli di vivere e progredire in un Paese che ancora dispone di un territorio per il 90 per cento incontaminato. Di grande bellezza, ve lo assicuro io, che ho la fortuna di viverlo vivendoci.

LA BAND E LA LORO LETTERA DI PROTESTA ESPRESSA IN MUSICA

Non si può pensare di continuare a prendere, usare , sfruttare – un tempo gli stessi Sami – come altre popolazioni indigene – quando passavano da un territorio non lasciavano traccia. Certo, le popolazioni vivevano di caccia , di pesca , di allevamento. Si nutrivano degli animali allevati e sopravvivevano grazie al  piccolo commercio – ma tutto avveniva nel rispetto dei ritmi  della natura. Poi, con il tempo le regole sono cambiate ed è entrata la cosi detta civiltà che se da  un lato ha portato istruzione,  benessere a queste popolazioni, dall’ altro lato  ha inciso molto sulla loro cultura e sulle loro tradizioni;

Inoltre, con l’ avvento del Cristianesimo prima, e degli svedesi dopo  i Sami si sono visti costretti ad adattarsi a quel nuovo modo di vivere e a rinunciare al loro idioma per guadagnarsi uno “status” all’ interno della società svedese. Altri ancora , forti degli studi  conseguiti e di una maggiore consapevolezza , di una identità ben precisa che si discosta dalle altre, sono diventati i primi fautori  e sostenitori delle leggi a favore del loro popolo di appartenenza, senza vergognarsi e procedendo a testa alta. A seguito di quanto appreso – abbiamo  chiesto se potevo  fare parte della  loro protesta quindi inserirmi con una

mio foto nel manifesto del gruppo. Il tutto parte dalla convinzione da me condivisa che in fatto di tutela dell’ ambiente non dovrebbe esserci confini geografici, benché dal punto di vista pratico non sia così semplice. Ogni nazione ha una sua peculiarità , un background diverso rispetto ad altri paesi  e non è sempre facile capire, entrare in sintonia. Naturalmente mi fa  piacere essere parte di quella voce e di quei volti  a testimoniare che la gente c’è, s’affratella. è viva e partecipe. Chiudo con questo album che meglio completa l’idea su quanto abbiamo finora scritto.

 

Post dal sito: redfoxadventure.it